Informazioni personali

Sono laureata in pedagogia e lavoro da anni come pedagogista ed educatrice. Ho scritto due libri: " Bambini che fanno rumore" e " Di fronte al rumore dei bambini", nei quali affronto sia la tematica del disagio infantile che la reazione dell'adulto di fronte a questo. Mi occupo di consulenza pedagogica, servizi educativi e realizzazione di percorsi educativi esperenziali.

mercoledì 20 gennaio 2016

Il rumore dei bambini



Il rumore dei bambini ha un suono particolare, quello della giovane vita che, 
nel suo manifestarsi, trova, davanti e dentro sé, una serie di ostacoli che gli impediscono 
di esprimersi come dovrebbe.
                                                             Bambini che fanno rumore

mercoledì 13 gennaio 2016

I bambini invisibili

"All the invisibile children" un film realizzato da 7 registi che documenta il disagio vissuto da alcuni bambini ogni giorno. Un disagio fatto di malesseri e incomprensioni, uno sguardo del cinema attento al mondo dei bambini dimenticati, dei bambini invisibili.
                                                           https://www.youtube.com/watch?v=iPcn-BqG7b8

lunedì 11 gennaio 2016

Perchè è difficile ascoltare i bambini ?


Di fronte ai comportamenti dei bambini, ciò che si tenta di fare, non è solo “definire” per controllare, ma anche “definire” per agire, mentre la prima necessità dovrebbe essere quella di saper leggere cosa effettivamente quel comportamento significa, per poi agire in maniera adeguata. Tuttavia, ciò non risulta facile perché troppe “regole educative” creano delle vere e proprie barriere all'ascolto del bambino e del suo disagio
                                                         Bambini che fanno rumore

domenica 10 gennaio 2016

"I bambini ci guardano" Film del 1943

Un bellissimo film del 1943 diretto da Vittorio De Sica. Il film, tratto dal romanzo Pricò di Cesare Luigi Viola, ha come protagonista un bambino di 7 anni che vive il dramma della distruzione della sua famiglia.
Un film che documenta uno dei disagi più importanti che i bambini possono vivere, quello dell'instabilità familiare e della perdita delle persone che avrebbero dovuto essere i suoi punti di riferimento. 
                                                       
                                                            I bambini ci guardano

sabato 9 gennaio 2016

Diritti dell'infanzia e dell'adolescenza

La pagina dell'UNICEF dedicata alla convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza.
Una convenzione ( scaricabile nel sito) da conoscere per rispettare  la vita, la dignità e i diritti dei bambini


                                          http://www.unicef.it/doc/599/convenzione-diritti-infanzia-adolescenza.htm


mercoledì 6 gennaio 2016

Educare con coerenza e stabilità

Camminare il passo lungo degli adulti...
un passo limpido e regolare, 
perché tuo figlio possa capirlo e starci attaccato, 
nonostante il suo passo bambino...
.E farlo senza mai voltarsi, 
se ne avrai la forza: 
perché lui sappia che non si perderà, 
e che camminare insieme è 
un destino di cui non bisogna mai dubitare,
 giacché è scritto nella terra.
( Alessandro Baricco, Questa storia )

martedì 5 gennaio 2016

I bambini non hanno bisogno di troppe parole

I bambini non hanno bisogno di troppe parole: un atteggiamento di ascolto e di accoglienza, di sospensione dei propri giudizi e consigli, spesso vale molto di più di mille parole.Se la relazione con il bambino avviene attraverso queste modalità, non solo gli permettiamo di potersi esprimere in maniera sana ( poiché si sente accettato e ascoltato), e quindi di accettarsi così com'è, ma gli insegniamo anche a divenire una persona che si pone verso l’altro con rispetto, ascolto e accettazione.
                                                           Bambini che fanno rumore
                                                

lunedì 4 gennaio 2016

Il disagio del bambino che non legge

Uno degli aspetti più significativi del disagio nel bambino è la difficoltà che questo incontra nella lettura. Si tratta di una difficoltà che genera un grande rumore intorno al bambino sia da parte della famiglia che della scuola e, spesso, il risultato è quello di spiegare questa dimensione giungendo a definire il bambino dislessico. 
Una definizione, l'essere dislessico, che il bambino si porterà addosso come un cappotto troppo stretto, come mi disse, in un incontro a scuola un bambino di 1 media " Dicono che sono dislessico, che non capisco le parole scritte...sono gli altri che leggono per me". Nei suoi occhi si leggeva lo sconforto per un'etichetta che non capiva. " Ma- continuava- io voglio dimostrare che capisco. Io voglio diventare ingegnere!". Che strano sentire un bambino di 12 anni che definiva in maniera lucida e distante il suo futuro. Cosa la sua piccola mente pensava veramente? Come la sua anima si sentiva? Che idea aveva di sé? E, sopratutto, come viveva l'impotenza di dimostrare il contrario di ciò che, bianco su nero, lo definiva come diverso dagli altri?
La diagnosi aveva spiegato la sua difficoltà e creato un contesto di supporto educativo e didattico, ma, purtroppo, nel contempo aveva leso ulteriormente l'immagine, già fragile, che il bambino ( bambino tra i bambini) aveva di sé. Sarebbe stato importante integrare, a quel quadro un supporto educativo e psicologico per il bambino e chi lo circondava, così da ridurre le conseguenze dannose sia per la sua autostima che per la sua vita di relazione.
Si, perché dietro la difficoltà di lettura di quel bambino c'era tanto altro anche livello emotivo ed affettivo, quel tanto altro che era difficile vedere ed accettare poiché chiamava in casa tutti dalla scuola, alla famiglia sino all'intera società. E non sempre si è pronti ad essere chiamati in causa.
E' più facile limitarsi medicalizzare la sofferenza, spostare tutto sul bambino, su  problema che è solo suo, anche se questo non sarà una risposta al suo disagio, al suo fare rumore.


domenica 3 gennaio 2016

Perché è sempre più difficile essere genitori

Essere genitori è, oggi, sempre più difficile, intendendo come genitori coloro che lo sono non perché hanno generato, ma in quanto esercitano il ruolo di padre e madre: padre, una parola che deriva dal sanscrito “pati” che significa proteggere; madre, che, sempre in base alla sua etimologia,  risale al sanscrito ed indica colei che prepara e forma.
Il padre e la madre hanno la funzione di proteggere, preparare e formare alla vita i propri figli.
È questo che  attualmente sta diventando sempre più complesso. La vita è sempre più frammentaria: in continuo spezzettamento tra realtà diverse, si fatica a riconoscersi e a farsi riconoscere, vittime di una globalizzazione che disegna ciascuno attraverso canoni e regole
contrastanti che cambiano prima che ci sia il tempo di interiorizzarle.
In un mondo che ha fatto dell'incoerenza, della provvisorietà e della frammentarietà le sue voci principali, viene così a mancare quella base educativa necessaria ad ogni padre e ad ogni madre per dare stabilità ai propri figli, che stentano, come i loro genitori, a riconoscere e riconoscersi. 
Ci si muove nel frammentario, in ciò che si sa essere ora ma non domani: i gesti, le parole, le promesse e le regole, diventano sempre più testimonianza di un futuro incerto e insicuro. 
È frammentario l'ascolto e il tempo che  si dedica a chi si ama.
Il progetto di una vita congrua e coerente sembra sempre più lontano, traducendosi in instabilità, insicurezza e destabilizzazione nei bambini che faticano a trovare un punto fermo e stabile in chi li circonda.
La conseguenza inevitabile del vivere di oggi è la solitudine del microcosmo famiglia: in un sistema in cui tutto è divenuto immediato, dove ogni esigenza e bisogno dell'uomo moderno è soddisfatta in tempi sempre più brevi, dove tutto è scandito da orari e tempi non prorogabili, oltre che da paradigmi contrastanti da rispettare, non c'è più spazio per l'altro. 
Sempre meno è il tempo che si dedica al “semplice stare con gli altri”, perché tutto è troppo stretto o  perché si è troppo stanchi.
Tutto e subito, insieme a tanta solitudine a cui non pensare, per non stare male, per illudersi, ancora una volta, che va bene così, che non rimane tempo per altro.
                                                           Bambini che fanno rumore