Essere genitori è, oggi, sempre più difficile, intendendo come genitori coloro che lo sono non perché hanno generato, ma in quanto esercitano il ruolo di padre e madre: padre, una parola che deriva dal sanscrito “pati” che significa proteggere; madre, che, sempre in base alla sua etimologia, risale al sanscrito ed indica colei che prepara e forma.
Il padre e la madre hanno la funzione di proteggere, preparare e formare alla vita i propri figli.
È questo che attualmente sta diventando sempre più complesso. La vita è sempre più frammentaria: in continuo spezzettamento tra realtà diverse, si fatica a riconoscersi e a farsi riconoscere, vittime di una globalizzazione che disegna ciascuno attraverso canoni e regole
contrastanti che cambiano prima che ci sia il tempo di interiorizzarle.
In un mondo che ha fatto dell'incoerenza, della provvisorietà e della frammentarietà le sue voci principali, viene così a mancare quella base educativa necessaria ad ogni padre e ad ogni madre per dare stabilità ai propri figli, che stentano, come i loro genitori, a riconoscere e riconoscersi.
Ci si muove nel frammentario, in ciò che si sa essere ora ma non domani: i gesti, le parole, le promesse e le regole, diventano sempre più testimonianza di un futuro incerto e insicuro.
È frammentario l'ascolto e il tempo che si dedica a chi si ama.
Il progetto di una vita congrua e coerente sembra sempre più lontano, traducendosi in instabilità, insicurezza e destabilizzazione nei bambini che faticano a trovare un punto fermo e stabile in chi li circonda.
La conseguenza inevitabile del vivere di oggi è la solitudine del microcosmo famiglia: in un sistema in cui tutto è divenuto immediato, dove ogni esigenza e bisogno dell'uomo moderno è soddisfatta in tempi sempre più brevi, dove tutto è scandito da orari e tempi non prorogabili, oltre che da paradigmi contrastanti da rispettare, non c'è più spazio per l'altro.
Sempre meno è il tempo che si dedica al “semplice stare con gli altri”, perché tutto è troppo stretto o perché si è troppo stanchi.
Tutto e subito, insieme a tanta solitudine a cui non pensare, per non stare male, per illudersi, ancora una volta, che va bene così, che non rimane tempo per altro.
Bambini che fanno rumore