Sembra impossibile, eppure, nel terzo millennio, una delle forme più diffuse di disagio durante l'infanzia e l'adolescenza è il disagio educativo, ossia la carenza degli stimoli culturali, scolastici ed educativi a cui ogni bambino ha diritto durante la crescita.
Ad esempio, ad oggi, in Italia, si continua a vivere, una situazione di alto rischio educativo per molti bambini, sopratutto se appartenenti a classi sociali disagiate. Le criticità di evidenziano sopratutto nell'Italia Meridionale dove si registra una carenza nell'acquisizione delle competenze in ambito scolastico superiore a quella che si rileva nelle zone del Settentrione.
A ciò si somma la mancanza di servizi scolastici/ educativi adeguati sopratutto nel Sud Italia sia per la primissima infanzia che a livello di opportunità ricreative e formative in ambito extrascolastico.
Si tratta di realtà che inducono ad una riflessione importante sul come, ancora oggi, il disagio sociale e la povertà culturale continuino a costituire delle vere barriere al diritto dei bambini di crescere con tutte le opportunità educative e formative di cui necessitano, creando, inevitabilmente, le basi per l'emergere, in loro, di tante forme di disagio.
E', infatti, intuibile, presumere che, un bambino che vive una situazione di carenza educativa, non solo abbia strumenti limitati per esprimere in maniera adeguata il suo stare male, ma sopratutto, che fatichi a trovare chi può aiutarlo.
Tutto ciò con il rischio che il suo malessere, quel malessere che la società ha creato intorno a lui, diventi la lente deformata con cui lo si giudicherà nel nome di un' etica e di una cultura che non ha mai potuto conoscere.